Marino from Shakespeare II – Tavola VII
Marino Marini
L’attività grafica di Marino Marini rappresenta un nucleo autonomo e fondante all’interno della sua produzione, in costante dialogo con la ricerca scultorea. In questa litografia a colori, databile tra gli anni Sessanta e Settanta, l’artista declina i temi a lui più cari — la figura umana, il movimento, la dimensione rituale — attraverso un linguaggio pittorico di assoluta sintesi formale.Quattro presenze cromatiche si dispongono nello spazio pittorico, prive di coordinate prospettiche. La figura centrale in rosso, monumentale e frontale, funge da asse compositivo attorno al quale si articolano le altre silhouette in verde, giallo e blu. Il segno grafico, nero e incisivo, definisce i contorni con immediatezza gestuale, mentre le campiture piatte, accese e antinaturalistiche, costruiscono i volumi per contrasto.L’assenza di narrazione aneddotica eleva la scena a dimensione archetipica. Marini non descrive un evento, ma evoca una condizione: l’essere-insieme delle figure allude a una ritualità sospesa, dove danza, teatro e circo convergono in una sintesi mitica. È la stessa tensione che attraversa i suoi Cavalieri: l’equilibrio come istante precario, la forma come approdo provvisorio della materia.L’opera conferma la centralità del colore nella fase matura dell’artista. Se nel bronzo Marini scava la forma per sottrazione, nella grafica la costruisce per addizione cromatica, raggiungendo un’analoga potenza plastica. Il risultato è una pittura-scultura che ribadisce la collocazione di Marini tra i maestri del Modernismo europeo, lontano da derive decorative e sempre teso alla definizione di un umanesimo arcaico e universale.
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1978
Acquaforte, puntasecca e acquatinta a colori su carta
48.5 x 38 cm
61/75
ZWR - Londra
Labyrinth - Firenze

