Marino from Shakespeare II – Tavola I
Marino Marini
Un ovale di verde intenso racchiude il movimento. Dentro, lo spazio si fa palcoscenico, arena, rito. Quattro figure filiformi abitano la scena: due ombre nere ai lati, come quinte teatrali, e al centro due presenze chiare che danzano. Una alza un braccio arancio, l’altra risponde in azzurro e giallo. È un dialogo muto, fatto solo di gesto e colore.Marini qui non scolpisce, dipinge con la libertà di chi ha già detto tutto nella materia e ora cerca l’essenza sulla carta. Il fondo blu, steso a spatola, incornicia l’azione e la isola dal mondo. Dentro quell’ovale non c’è gravità. I corpi si allungano, perdono peso, diventano segni puri. Non sono acrobati né attori: sono l’idea stessa dell’equilibrio, l’istante sospeso prima dell’applauso o della caduta.Il colore è liquido, materico, dato per sovrapposizioni veloci. Il verde vibra, il nero è denso come inchiostro, i tocchi di arancio e giallo accendono la scena come riflettori. Non c’è più il dramma dei Cavalieri disarcionati. Qui resta solo la gioia del movimento, la celebrazione di un’umanità che resiste trasformandosi in danza.La grafica per Marini non è mai stata un esercizio secondario. In fogli come questo raggiunge una sintesi assoluta: toglie il superfluo e trattiene solo l’energia. L’opera appartiene a quel gruppo di litografie degli anni Sessanta e Settanta in cui l’artista, ormai riconosciuto a livello internazionale, si concede la massima libertà espressiva. Non deve più dimostrare nulla. Può solo evocare.
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1978
Acquaforte, puntasecca e acquatinta a colori su carta
48 x 37.5 cm
61/75
ZWR - Londra
Labyrinth - Firenze

