Marino from Shakespeare I – Tavola VIII
Marino Marini
In questa intensa composizione Marino Marini riafferma uno dei temi cardine della sua ricerca: il rapporto tra uomo e cavallo, inteso non come semplice rappresentazione ma come luogo simbolico di tensione esistenziale. La figura, scomposta e frammentata in una costruzione quasi astratta, si fonde con l’animale in un equilibrio precario, dove il dinamismo del gesto incontra la gravità della forma. L’opera si distingue per una straordinaria libertà esecutiva: il segno rapido, incisivo e vibrante costruisce un’immagine essenziale, attraversata da contrasti cromatici netti — neri profondi, blu intensi e accensioni di rosso — che amplificano il senso di energia e instabilità. Il fondo neutro, lasciato quasi intatto, concentra tutta la tensione sulla struttura interna della composizione, rendendo ogni elemento protagonista di un dialogo visivo serrato. Qui Marini spinge il suo linguaggio verso una sintesi estrema, dove il cavallo perde la propria corporeità per diventare puro archetipo e la figura umana si trasforma in segno, gesto, memoria. La frammentazione formale richiama un equilibrio drammatico, quasi una caduta sospesa, che restituisce tutta la fragilità della condizione umana nel Novecento. L’opera testimonia la capacità unica di Marino Marini di coniugare monumentalità e immediatezza, trasformando il motivo classico dell’equestre in una riflessione moderna sul tempo, sul movimento e sulla vulnerabilità dell’uomo.
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1977
Acquaforte, puntasecca e acquatinta a 28 colori su carta
47.5 x 38 cm
27/75
ZWR - Londra
Labyrinth - Firenze

