Ottone Rosai

Ottone Rosai

Nato a Firenze nel 1895, viene iscritto all’Istituto di Arti Decorative di Piazza Santa Croce per studiare disegno ornato. Espulso dalla scuola per il suo temperamento, continua da autodidatta la sua preparazione artistica senza trascurare la letteratura. Nel 1913, a soli diciotto anni si avvicina al Movimento Futurista, vede le opere di Umberto Boccioni traendone ispirazione e diventa amico di alcuni esponenti del gruppo fra cui Soffici, Carlo Carrà e Severini.
Dall’aprile al maggio del 1914 Rosai partecipa alla “Esposizione libera futurista” della Galleria Sprovieri a Roma, interviene ad alcune serate futuriste e incomincia a collaborare alla rivista artistica “Lacerba”.
Con la prima guerra mondiale, aderendo alla filosofia futurista, si arruola come volontario ed è presto inviato al fronte. L’esperienza della guerra e le convinzioni politiche lo fanno aderire ai “Fasci Futuristi” di Marinetti che precedono i “Fasci di Combattimento” di Mussolini. Dopo la guerra, Ottone Rosai continua nell’elaborazione di un proprio linguaggio pittorico, costruito sulle precedenti esperienze futuriste, cubiste e metafisiche. Si nota in questo periodo la vicinanza a Carlo Carrà e Giorgio Morandi, l’ammirazione per Paul Cézanne e per il Quattrocento toscano. I soggetti dei quadri del pittore fanno riferimenti alla realtà ed all’uomo, sono nature morte, paesaggi e composizioni con figure.
Ottone Rosai ama riprendere i quartiere popolari di una Firenze minore, dimessa ed angusta, le viuzze ed i suoi omini nelle osterie. La morte del padre, suicidatosi per debiti, nel 1922, lo costringe a lavorare nel laboratorio di falegnameria della famiglia, rallentando la sua produzione di pittore.
Ottone Rosai raggiunge il successo nel 1932 con la personale nella sua città, presso la Galleria di Palazzo Ferroni.
Nel 1933, Rosai firma il “Manifesto Realista” in contrapposizione all’idealismo di Gentile, manifesto che esalta la cultura e l’arte fascista, ma dipinge ritratti antiretorici di un’umanità di “vinti”. E’ questo tipo di pittura che ha dato a Rosai la fama, ma anche l’accusa di “provincialismo” e di facile “bozzettismo”. La valutazione corretta di Rosai è stata ostacolata dalla sua adesione al fascismo e dalla sua omosessualità, che lo hanno reso odioso sia ai critici di sinistra che a quelli di destra. Nel 1939 Ottone Rosai viene nominato Professore di figura disegnata presso il Liceo Artistico e nel 1942 gli viene assegnata la cattedra di pittura all’Accademia di Firenze.
Con la fine della guerra Rosai partecipa ad esposizioni collettive milanesi, nel ’46 e nel ’47 e apre una personale a Roma. A partire dal 1950 si fa conoscere in ambito internazionale, partecipando a rassegne artistiche a Zurigo, Parigi, Londra ed a Monaco di Baviera.
Partecipa ad una mostra sugli artisti italiani a Madrid e ad importanti collettive sul Novecento a New York. Nel 1956, all’interno della Biennale di Venezia, viene allestita una retrospettiva dell’opera di Ottone Rosai, che continua ad esporre a Bologna e a Trieste, fino al 13 maggio del 1957 giorno della sua morte.