Ottone Rosai

Ottone Rosai

Ottone Rosai nasce il 28 aprile 1895 in via Cimabue, nel cuore di uno dei vecchi quartieri di case popolari di Firenze. Il padre, Giuseppe, è fiorentino, la madre, Daria Deboletti, della provincia di Siena. Hanno altri tre figli: Ada (1880), Oreste (1887) e Perseo (1899). Successivamente frequenta il Regio Istituto di Belle Arti: i risultati dei corsi di studio sono buoni, con punte di eccellenza. Tuttavia, dopo un diverbio con il maestro Calosci, viene immediatamente cacciato. Inadatto alle costrizioni, l’insofferente allievo trascorre la stagione dell’adolescenza in modo dispersivo, consolidando quelle che saranno le costanti della sua vita: la passione per le sale da gioco, i caffè, il biliardo, la vita notturna e stradaiola. Del novembre 1913, a Firenze, in un locale di via Cavour, la sua prima mostra di pittura insieme a Betto Lotti. Nella medesima strada, dal libraio Gonnelli, è contemporaneamente allestita quella dei futuristi di Lacerba: condotti da Papini, questi una sera visitano la vicina esposizione e, colpiti dalle opere, ricorda Rosai, «mi fecero elogi che ricevetti come enormi ricompense e mi invitarono a unirmi a loro». Conosce, così, Marinetti, Boccioni, Palazzeschi, Carrà, Severini e Soffici, che gli sarà amico, maestro e punto di riferimento per tutti gli anni Venti, facendogli scoprire, fra l’altro, l’innovativa lezione di Cézanne e il cubismo di Picasso. Nel novembre 1920 espone alcuni fra i migliori lavori del periodo in una mostra personale ordinata nelle sale di Palazzo Capponi, a Firenze. Fernando Agnoletti tiene il discorso inaugurale; Soffici e de Chirico la recensiscono sui giornali in modo lusinghiero. Il 17 aprile 1924 sposa la ventiseienne Francesca Fei, un’impiegata del giornale La Nazione conosciuta nel 1921. Nel 1930 pubblica Via Toscanella, una raccolta di scritti edita da Vallecchi. L’anno seguente è autore di un opuscolo polemico, Alla Ditta Soffici-Papini & Compagni, che segna la rottura con i vecchi amici e con Carlo Carrà. Alla fine dell’anno la svolta decisiva: affida alla moglie il compito, gravoso, di condurre a termine la disastrata odissea della bottega e affitta, nella zona di Villamagna, un casotto, che era stato del dazio, da adibire a studio. Ché, più forte di tutto, è la voglia di tornare a dipingere in un certo modo. Sul finire del febbraio 1936 si inaugura la personale al Lyceum di Firenze. Con il discorso inaugurale intitolato «Difesa», poi pubblicato nel numero di marzo della rivista Il Frontespizio, Rosai spiega le ragioni della propria arte che «tenta di esprimere il sentimento dell’universo». Espone, nello stesso anno, tre opere alla Biennale di Venezia. Stringe amicizia con Montale e con i giovani poeti ermetici. Nel 1952, alla Biennale di Venezia, gli viene dedicata un’intera sala, ma i critici membri della giuria per l’assegnazione dei premi gli negano il riconoscimento ufficiale. Ottiene un premio minore, che, a ragione, gli sa di beffa: ne fanno le spese Pio Semeghini, presidente della Biennale, e Giovanni Conti, che si busca un ceffone dall’incollerito collega. Rosai supera anche questo smacco, mettendosi a lavorare con rinnovata determinazione. Nel 1953 La Strozzina di Firenze, con lo spirito di risarcire il pittore per «l’episodio sconcertante di Venezia», gli dedica un’importante mostra. Assume un segretario ed acquista un’automobile. Compare nel film Le ragazze di San Frediano, tratto dal romanzo del suo amico Vasco Pratolini. Nel 1954 è nuovamente invitato alla Biennale di Venezia. Alla fine dell’anno si manifestano i primi sintomi dei disturbi al cuore che saranno la causa della sua morte. Partecipa con soddisfazione alla Quadriennale di Roma (1955) e in alcune esposizioni, dagli esiti lusinghieri, che si tengono a Bologna, Genova e Milano; in seguito, anche in alcune città europee. Nel primavera 1957 Pier Carlo Santini organizza ad Ivrea, presso il Centro Culturale Olivetti, una sua importante rassegna antologica incentrata sulla figura umana. Rosai vi si reca il giorno prima dell’inaugurazione per curare personalmente l’allestimento, ma, al volgere della notte, còlto da infarto, muore. È il 13 maggio.