Tavolozza
Mario Schifano
Tavolozza si inserisce nella ricerca di Mario Schifano dedicata al rapporto tra immagine, materia e cultura visiva contemporanea. L’opera presenta una composizione di forte impatto gestuale, costruita attraverso sovrapposizioni di materia pittorica, campiture bianche e interventi cromatici più scuri, che lasciano emergere parzialmente il supporto sottostante. Il riferimento alla tavolozza del pittore assume qui un carattere quasi metalinguistico: lo strumento stesso della pittura diventa soggetto dell’opera. Le colature, le pennellate e le stratificazioni conferiscono alla superficie un aspetto volutamente materico e informale, mettendo in evidenza il gesto dell’artista e il processo di realizzazione. Particolarmente significativo è il contrasto tra la predominanza del bianco, che tende a cancellare e ricoprire le immagini, e le improvvise presenze di colore e di nero, capaci di interrompere la superficie e creare punti di tensione visiva. L’opera restituisce così una pittura dinamica, nella quale gesto, cancellazione e memoria dell’immagine convivono. Nel complesso, Tavolozza evidenzia una delle caratteristiche centrali del linguaggio di Schifano: la capacità di mettere in discussione il confine tra pittura figurativa e astrazione, trasformando un oggetto quotidiano in un campo di sperimentazione visiva e materica.
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1989
120 x 100 cm
Serigrafia a colori
D/Z
Tiratura 199 esemplari in numeri arabi + L in numeri romani, 50 prove d'artista con sigla P.A. 21 su tavole di legno contrassegnati in lettera dalla A alla Z, e 30 hors commerce contraddistinti da H.C.l

