Renato Guttuso

Renato Guttuso nasce a Bagheria nel 1911, ed è uno dei più importanti rappresentanti della corrente neorealista italiana. Si spegne a Roma, dopo lunga carriera artistica e politica, nel 1987.
Figlio d’arte (il padre è acquerellista dilettante), Guttuso mostra presto la passione e il talento per la pittura. Ha solo tredici anni quando firma per la prima volta i propri quadri, inizialmente copie di opere ottocentesche o contemporanee, ma talvolta anche originali. La frequentazione degli ambienti artistici di Palermo culmina così con la sua prima partecipazione ad una mostra collettiva, a Palermo, nel 1928: ha solo diciassette anni. 
La sua formazione artistica seguirà i suoi viaggi prima a Milano e poi in Europa, seguendo le correnti pittoriche figurative europee, ed ispirandosi ad artisti come Van Gogh e Picasso; di pari passo andò la sua accettazione da parte della critica, con una nuova partecipazione ad una mostra collettiva alla prima Quadriennale di Roma, e un giudizio come “rivelazione siciliana” secondo Franco Grasso. Nel ’42, tornato a Palermo, aprirà il proprio studio in Corso Pisani, formando il gruppo dei Quattro con la pittrice Lia Pasqualino noto e gli scultori Nino Franchina e Giovanni Barbera. Nel frattempo, nel ’40, Guttuso si è iscritto al PCI (ancora clandestino, e del quale disegnerà poi il simbolo).
L’anelito antifascista dell’artista troverà nuovo respiro immediatamente dopo la Liberazione, e continuerà sviluppandosi nella vena del neorealismo; affiancherà all’opera artistica l’attività politica, anche come Senatore, nelle file del PCI. Morì, dopo la scomparsa della moglie, a Roma, nel 1987.

L’ARTE DI RENATO GUTTUSO
Non si può parlare dell’arte di Guttuso senza parlare del suo impegno sociale, anche prima dell’esperienza politica attiva in Senato. L’infanzia del pittore vede la decadenza della Sicilia, e una serie di lotte di potere nella sua Bagheria, così come a Palermo, che non può che scuoterlo. Ai temi visivi della Sicilia – i limoneti, gli ulivi, i mercati e i contadini – si affiancano, inevitabilmente, i temi sociali che in Sicilia sono tanto evidenti, e che la presenza del regime fascista non può che esacerbare.
L’impegno sociale e politico di Gattuso si fa così sempre più scoperto: e viaggia di pari passo con il rifiuto dei canoni d’accademia, e con l’adesione al movimento artistico della “Corrente”, decisamente in opposizione alla cultura di regime e al fascismo. Emblematico in tal senso è il quadro che gli valse la fama, quella Crocifissione del ’42 che presentò al premio Bergamo e che sfruttava l’argomento sacro per denunciare gli orrori della guerra, valendogli critiche feroci da parte sia politica che clericale.
Finita la guerra e sconfitto il regime fascista, se l’impegno non calò sul fronte politico, l’opera artistica si aprì però a nuovi argomenti e temi: ne sono esempio i molti quadri raffiguranti la musa e modella prediletta, Marta Marzotto, a cui sono dedicate anche le tecniche miste delle “Cartoline”.
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