Mirò Joan

Joan Miró i Ferrà nasce a Barcellona, nel 1893. Nome fra i più grandi del surrealismo, pittore, scultore e ceramista, si spegne il giorno di Natale del 1983.
Da ragazzo deve affiancare, per volontà paterna, studi commerciali alle lezioni private di disegno; tuttavia tale tensione lo porta all’esaurimento nervoso, e dopo la convalescenza, nel 1912, frequenta l’Accademia Galì per poi entrare nel Circolo Artistico di Saint Lluc, e aprire il proprio studio già nel 1916, venendo immediatamente a contatto con il fauvismo.
Nwegli anni successivi risiederà a lungo a Montparnasse, a Parigi, frequentando Picasso e i dadaisti di Tzara; è in questo periodo che il suo stile caratteristico inizia a formarsi, prendendo le mosse proprio dal Dada ma evolvendosi poi verso istanze più astratte e surrealiste.
Grande Chaumière, cominciò a delinearsi il suo stile decisamente originale, influenzato inizialmente dai dadaisti ma in seguito portato verso l'astrazione per l'influsso di poeti e scrittori surrealisti. Nel 1928, con l’esposizione nella galleria Bernheim arriva la fama: gli anni successivi sono anni di sperimentazione con nuove tecniche, dalle litografie e acqueforti, alla pittura su vetro e al grattage. Il suo definitivo ritorno in Spagna arrivò con l’invasione nazista della Francia.
Nel dopoguerra, stabilitosi definitivamente a Palma di Maiorca, Mirò vi creò il suo studio di pittura e laboratorio; ma soltanto con la vecchiaia e la caduta del regime franchista, nel 1978, ricevette anche in patria i riconoscimenti meritati, come la laurea honoris causa del ’79 dall’università di Barcellona, o la medaglia d’oro delle Belle arti. Sono anche gli anni della grande accelerazione del lavoro, con la realizzazione di centinaia di ceramiche e di sperimentazioni sempre più estreme, come la scultura gassosa o la pittura quadridimensionale.
Dopo una lunga e piena carriera, Mirò muore a 90 anni a Barcellona, dove il suo corpo riposa nel cimitero di Montjuïc.

L’ARTE DI JOAN MIRÒ
Per Prévert, Joan Mirò era “Un innocente col sorriso sulle labbra che passeggia nel giardino dei suoi sogni”.
Non c’è forse descrizione più precisa – e insieme immaginifica, come sarebbe piaciuto a Mirò – di questo artista, forse il maggior nome del surrealismo. Detestava la pittura tradizionale, e voleva “assassinarla”, dichiarò più volte: per lui l’espressione reale richiedeva mezzi da scoprire ancora, nascosti oltre la tradizione.
E per questo la sua arte è emozionale, e non figurativa: l’intensità onirica viene trasmessa dai colori, dai contrasti, e ha poco a che fare con la realtà, che al massimo è un punto di partenza. E come l’arte deve esser libera, così tutto può assurgere ad arte, e la tecnica è del tutto secondaria: Mirò usa qualsiasi materiale, dalla tela a pezzi di ferro, e qualsiasi tecnica, dal collage alla litografia, dalla pittura su ceramica all’arazzo.

JOAN MIRÒ: MOSTRE E RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
Premio per la grafica alla Biennale di Venezia, 1954
Premio Internazionale Guggenheim, 1958
Medaglia d’oro delle Belle Arti, 1980
Medaglia d’oro di Barcellona, 1981

le opere

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