Massimo Campigli

Massimo Campigli, vero nome Max Ihlenfeldt, figlio naturale di genitori tedeschi, nasce a Berlino nel 1895, anche se dichiarerà sempre di essere nato a Firenze. Morirà nel 1971 a Saint-Tropez.
Cresciuto vicino Firenze, presso la nonna materna, convinto fino ai quindici anni che la madre sia in realtà la zia, Campigli arriverà a Milano quattordicenne, seguendo la madre e il marito, rappresentante di una ditta di colori britannica. Sarà qui che avrà i primi contatti, nel 1909, con i Futuristi, fra i quali incontrerà Boccioni e Carrà.
Dopo la guerra, a Parigi come inviato del Corriere della Sera, si appassiona alla pittura, e inizia la carriera artistica nel '21; già nel 1927 sarà in grado di vivere interamente della sua arte, ed inizierà una serie di importanti mostre internazionali a Parigi, Zurigo, Dresda, Amburgo e Amsterdam. Formerà con De Chirico, De Pisis e altri il gruppo dei Sette di Parigi, un sodalizio artistico che durerà fino al 1932.
Dopo la guerra, tornato in Italia dove nascerà nel 1943 anche il figlio Nicola, Campigli si dedica molto alla Litografia, continuando con importanti mostre e grande successo in tutto il mondo. Proseguirà la carriera fino alla fine, spegnendosi a Saint Tropez nel 1971.

L’ARTE DI MASSIMO CAMPIGLI
Della vita personale di Campigli molto è celato dal riserbo dell'artista. Sappiamo però che l'esperienza infantile nella casa della nonna materna, quasi un gineceo, fu profondamente segnante per lui, e inizio probabilmente di quelle tensioni che diedero inizio, quasi come un'improvisa vocazione, alla sua carriera pittorica nei primi anni parigini. Una fase iniziale poi ripudiata interamente, ma già segnata da una ricerca ancora confusa sotto il profilo ideologico, ma rigorosa e sentita.
Tuttavia possiamo identificare nella scoperta dell'arte Etrusca, e nella riflessione che ne nasce in Campigli, il vero punto di svolta del suo percorso. La geometrizzazione diventa cifra stilistica, non astrazione ma ricerca di rigore, di un'immagine che dal ricordo e dall'immaginazione possa assurgere ad archetipo. In questa chiave vanno viste le sue "Donnine" stilizzate.
Sempre deciso nel rifiutare mode, tendenze, e in effetti interi movimenti artistici, Campigli cercherà sempre un ritorno al primordiale, al simbolo purissimo che si coglie nei disegni di un bambino. Per questo il suo stile si consoliderà in una pittura sempre fedele a se stessa, dal 1928 fino al 1971, dove l'unica conquista è una maggiore spontaneità nell'applicare quelli che però si sono fatti canoni ormai interiorizzati di una visione definita.

MASSIMO CAMPIGLI: MOSTRE E RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
- Mostra al Salon D'Automne di Parigi, 1925
- Sala Personale alla Biennale di Venezia, 1928
- Mostra alla Galleria Jeanne Boucher, Parigi, 1929
- Mostra alla Julian Levy Gallery, New York, 1936
- Mostra Personale allo Stadelijk Museum di Amsterdam, 1946
- Esposizione de "Le Cucitrici" al Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo, 1948
- Partecipazione alle Biennale di Venezia, 1952, 1954, 1958; Sala personale nel 1962
- Mostra alla Tate Gallery di Londra, 1956

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