Giorgio De Chirico

Giorgio de Chirico nacque in Grecia nel 1888 da nobili italiani e morì a Roma nel 1978, dopo una lunghissima carriera di risonanza mondiale.
Crebbe ad Atene, studiando privatamente, ed ebbe le prime lezioni di disegno dal pittore Greco Mavrudis, da Carlo Barbieri e da Jules-Louis Gilliéron. Frequentò poi, studiando pittura, il Politecnico di Atene e le accademie di belle Arti di Firenze e Monaco di Baviera. Trasferitosi in italia, dipinse a Firenze, dopo un’illuminazione ricevuta in piazza Santa Croce, la sua prima piazza metafisica nel 1910. Il suo stile andò poi formandosi a Parigi, dove visse fino al 1915, grazie all’influenza di Apollinaire e di Gauguin. In questo fertilissimo periodo iniziò anche a stabilirsi la sua reputazione.
Trasferitosi a Ferrare come volontario nell’esercito allo scoppio della prima guerra Mondiale, de Chirico vi conobbe nel ‘19 Carrà, lì ricoverato, e de Pisis: dai loro incontri nacquero i canoni della pittura Metafisica.
Negli anni ’30 si trasferì a New York, dove affiancò alla pittura lavori di decorazione d’interni (anche insieme a Picasso e Matisse). Le sue opere andarono poi evolvendosi negli anni ’50, con autoritratti in costume barocco e vedute di Venezia, dopo il trasferimento a Roma nel suo atelier di Piazza di Spagna. Qui si spense nel novembre del 1978, dopo avere festeggiato il novantesimo compleanno al Campidoglio.

L’ARTE DI Giorgio De Chirico
Le prime ispirazioni di de Chirico, che poi condurranno alla pittura metafisica, sono da ricercarsi nelle architetture classiche e nella luce diurna che illumina le città mediterranee; è proprio nelle prospettive architettoniche irreali, ed essenziali, che si trova la più riconoscibile cifra artistica di de Chirico, che le avvolge in un clima spettrale e onirico. Particolarmente straniante è la ricerca della precisione figurativa assoluta (tanto da andare oltre, all’opposto, del realismo) in oggetti del tutto incongrui nella scena, soprattutto negli interni, con un risultato di forte disorientamento.
Le sue cromie sono spesso calde, ma ferme, nelle opere ispirate all’arte rinascimentale, e realizzate con la tecnica della tempera grassa verniciata insegnatagli da Lochov; nelle opere metafisiche, invece, la tavolozza vira al cobalto, all’oltremare e al vermiglio, oltre che a svariate gradazioni del verde. La tempera è invece tecnica d’elezione del de Chirico dei ritratti e delle nature morte.
Pure in tutte le variazioni di tema, che sempre oscilleranno fra i temi della pittura Metafisica e le nature morte, i paesaggi e i ritratti, passando anche per una fase surrealista e un tributo virtuosi sta all’arte barocca, una costante si ritrova sempre in de Chirico, ed è l’ostinata opposizione alle tendenze dell’arte a lui contemporanea.

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