De Pisis Filippo

Filippo de PIsis nasce a Ferrara nel 1896, e si spegne, dopo una carriera artistica di spicco assoluto, a Brugherio, nel 1956.
Pur dedicandosi allo studio della pittura con Odoardo Domenichini, la prima passione del giovane de Pisis è è la scrittura; nel ’16 si iscrive infatti alla facoltà di Lettere dell’Università di Bologna. Il suo interesse per l’arte lo porta però a continui viaggi e soggiorni nelle maggiori città d’Europa, alla ricerca costante di stimoli e contesti culturali sempre nuovi. Nel ’19 incontra de Chirico e Carrà, a Ferrara, e con loro è artefice della nascita dei canoni della pittura Metafisica; continua a scrivere – usciranno poi le sue novelle, raccolte ne “La città delle cento meraviglie” – ma dipinge anche, e infatti espone i propri disegni ed acquerelli nel ’20, presso la Galleria Bragaglia di Roma, al fianco delle opere di de Chirico. La sua popolarità come pittore cresce, e in “Ver-Vert” de Pisis narra proprio questa trasformazione da poeta a pittore.
La piena maturità artistica arriva però nel periodo Parigino, che dura quindici anni – dal ’25 al ’39 – e che lo vede dipingere en plein air, insieme ai più celebri vedutisti: conosce Manet, Matisse, e i Fauves. Alle nature morte, suo tema d’elezione insieme ai paesaggi urbani, si affiancano nudi maschili e immagini di ermafroditi. Espone in Francia e in Italia, e stringe rapporti con artisti di rilievo anche a Londra. Dopo una carriera che lo vedrà spostarsi per tutta Italia, e ritornare anche a Parigi fra il ‘47 e il ’48, lo colpiscono i primi sintomi della malattia che lo consumerà. La XXV Biennale di Venezia dli dedica una sala personale, ma un telegramma da Roma proibisce di assegnarli il già ventilato Gran Premio, in quanto omosessuale. Nel ’49, ricoverato presso la clinica di Villa Verde e poi a Villa Fiorita, a Brugherio, viene sottoposto ad elettroshock, rimanendo semiparalizzato. Trasferito in condizioni sempre più gravi all’ospedale psichiatrico di Villa Turro nel ’54, morirà due anni dopo a Brugherio.

L’ARTE DI FILIPPO DE PISIS
La pittura di de Pisis prende senz’altro le mosse dall’incontro con Carrà e de Chirico: la sua prima produzione è palesemente ispirata dallo stile metafisico, e la serie delle natura morte tende ad inscenare sulla tela rapporti spaziali che suggeriscano l’infinito. In de Pisis tuttavia sono forti anche le influenze degli Impressionisti come Manet e Renoir, dai quali mutua atmosfere di intensa luminosità e colori brillanti.
Un primo, significativo salto evolutivo nello stile di de Pisis si ha senza dubbo intorno al 1935, periodo di un soggiorno a Londra. Il tratto pittorico si spezza, si agita, tanto da portare Montale a definirlo “a zampa di mosca”. Si approfondiscono inoltre, anche grazie all’amicizia con Julius Evola, gli interessi esoterici del pittore, che si impegna ad introdurli nelle proprie opere.
Altro cambiamento nettissimo è riscontrabile nelle ultime opere dipinte durante il ricovero a Brugherio, prima della scomparsa. Qui i soggetti sono quelli trovati nella serra della clinica Villa Fiorita, e le tele realizzate sono quadri bianchi, desolati – le “tele di ragno”.

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